Mission 2 - Live from Libano - Giorno 2
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DIARIO DI BORDO #2
Lunedì 2 Febbraio 2026
Dormire in una stanza d'albergo ha i suoi lati positivi.
Sembra che hai tutto al posto giusto, al quinto piano di un hotel nel quartiere di Sodeco.
La luce qui arriva dopo, il quadro che al risveglio si è svelato dalla finestra affacciata sui palazzi ha stupito i miei occhi di nuova bellezza.
Le poche nuvole contornate dai raggi del mattino, lente camminano nel cielo terso.
Beirut già sveglia pulsa nel suo traffico della prima giornata di lavoro. Mi concedo una doccia sudato dalla calda notte. La temperatura mite e fuori stagione ha confuso il mio corpo abituato al fresco notturno delle scorse notti.
Colazione al volo nella hall, un arrivederci al portiere giovanissimo sempre sorridente e un abbraccio caloroso a Camilla, nostra Angelo Custode di queste missioni. Lei è una torinese doc, che vive ormai qui da 7 anni, project manager di WeWorld, ong italiana che ci ospita per questo progetto in collaborazione con UISP. Ci racconta dei feedback positivi rispetto alla nostra scorsa presenza a fine settembre, ci aggiorna sulle nuove scuole che formeremo e ci inoltriamo nel fagocitante traffico di Beirut delle 8.30 in direzione Koubayat. 2 ore e mezza di viaggio per 135 km, passando per Jounieh, Tripoli, Halba. Una strada costiera costellata di attività commerciali, artigianali e vecchie fabbriche. La guida dei libanesi è disordinata, senza regole di precedenza, motorini e tuk tuk, minivan sostitutivi del trasporto pubblico e taxi che recuperano intere famiglie con donne e bimbi e militari, lungo la carreggiata senza l'utilizzo delle frecce segnaletiche.
Il tragitto quindi è stancante ma allietato dalle interessanti discussioni in macchina riguardanti le situazioni politiche nazionali (italiane e libanese) e internazionali (siriana, iraniana e israelo-palestinese, con un occhio di apprensione per l'influenza americana).
Inoltre i continui dossi stradali mettono a dura prova la schiena. Ci fermiamo in una panetteria per una seconda colazione a base di manouche zaatar e caffè espresso da una signora attempata in una saracinesca a fianco ad un benzinaio.
Poi è la volta dei check point, posti di guardia lungo la strada, dove giovani militari, con il potere magico identificano con la sola imposizione dello sguardo gli automobilisti.
Questi presidi dell'esercito libanese dovrebbero scoraggiare le mobilità clandestine dei profughi siriani e palestinesi, relegati nei campi, oltre a dare una parvenza di presenza dello stato e ordine pubblico. I giovani militari, pagati poco più di 400/500 $, attratti dal posto statale trascorrono ore in strada.
Lungo il percorso riflettiamo di quanto, nonostante la crisi economica ormai decennale, la quantità di merci in commercio, con il relativo impatto plastico, sia assolutamente eccessivo, vista la conclamata povertà della maggioranza dei libanesi.
Soprattutto in quest'area, a nord di Beirut, nella regione dell'Akkar, la presenza della popolazione siriana fuggita alla guerra, incide molto sulla situazione sociale.
Bimbi per strada, uomini seduti ai tavolini, donne come chiocce con piccoli cuccioli zampettanti dietro.
Ai bordi bancarelle mono merce approntate modestamente. Un uomo amputato poggia il suo moncone sulla stampella a fianco di una decina di sacchi di patate, garanzia di un paio di pasti per la sua famiglia.
Il mio sguardo si sofferma sui piedi dei bimbi, alcuni in sandali, nonostante la strada si inerpichi verso i 700m di Koubayat.
La cittadina cristiana ci accoglie circondata dai monti, incorniciata dalle cime più alte coperte di neve.
La temperatura mite di questi giorni contrasta con le nuvole che si affollano dense sulle montagne facendo spirare un vento più fresco.
In ufficio gli abbracci di benvenuto con Maher, il nostro interprete, Manduha, educatrice e Cristel, architetta che si occupa della ristrutturazione delle scuole partecipanti al progetto.
L'accoglienza è sempre calorosa, felici tutti di rivederci, dopo solo 3 mesi.
Ci raccontano che le insegnanti coinvolte la scorsa volta hanno provato i giochi da noi proposti. Le mamme hanno adottato strategie di ascolto e tempo, osservando un lieve miglioramento della relazione.
Tutti soddisfatti ci presentano le scuole che andremo a visitare domani, incontrando i dirigenti.
Pranzo veloce con Shawarma con taouk di pollo.
Accompagnati da George, logista di WeWorld arriviamo a Granero Verde, il nostro alloggio. Immerso in un bosco di pini, a pochi km da Koubayat, una decina di casette rustiche montane.
Stufa a legna che ci accendono immediatamente per riscaldare l'ambiente.
L'accoglienza anche qui è familiare, ci conoscono dalla scorsa volta. Ci portano anche il latte fresco per la colazione di domani.
È stupendo tornare in posti che senti un po' "casa".
Con visi noti, sorrisi sinceri e gentilezza diffusa.
Stessa storia anche ad Alma del Bosque, piccolo ristorante ad una centinaia di metri da qui.
L'area insiste in una sorta di parco da dove si snodano sentieri, che ci assicura tranquillità e silenzio e ci dona lo stacco necessario dopo le prossime intense giornate di formazione.
Al ristorante la coppia di proprietari maroniti, lui un pochino più attempato, con il bicchiere di whisky davanti, lei molto più giovane, dai lineamenti più arabi, in giro tra i tavoli, si siede intrattenendo convivialmente gli ospiti; il tutto accompagnato da camerieri rigorosamente mussulmani che si destreggiano tra i tavoli.
Mangiamo hummus e un mix di carne tra due fette di pane arabo.
Qui si fuma il narghilè anche a tavola, una famiglia con 2 bimbe pasteggia le pietanze gustose libanesi, con pepsi e fumando la shisha.
La breve passeggiata che ci separa da casa illuminata dalla luna prelude ad una buona notte di sonno, utile per affrontare i km di domani.
Buonanotte
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