Live from Libano - Giorno 15 - Il ritorno

 Domenica 5 ottobre

Giorno 15

Ho lasciato Beirut dopo aver dormito 2 ore in una "suite" dell'hotel De Ville. Non ho capito perché ho avuto questo upgrade, la differenza è l'ampiezza della stanza, con un angolo cucina e living room. 

Cosa lascio qui?

Il mio impegno e la mia passione per ciò che ho fatto.

La solidarietà e la fiducia nelle persone che ho conosciuto.

L'integrità nei valori che ho cercato di condividere.

Il divertimento nel trasmettere per cambiare prospettiva.

E cosa mi porto a casa? L'attenzione e il rispetto, l'ascolto e la fiducia, i sorrisi e la gioia condivisa, la speranza e la condivisione di un popolo che da anni vive la contraddizione. 

Sull'aereo il mio vicino è un Libanese di 60 anni. È venuto in Italia per studiare medicina a Bari. Poi ha iniziato il "business", dice lui. Ci ha messo un po' per laurearsi proprio per il business che, come afferma, loro ce l'hanno nel sangue. 

Proprio così. 

Commercianti, navigatori, artigiani, il popolo del mare. I Fenici. 

Ridiamo insieme. 

Ha vissuto la guerra, la guerra civile, quella di Israele, gli aiuti italiani.

È piacevole chichierare con lui.

Roma sembra New York. 

Non che sia meglio di Beirut.

Una signora al bar:

"Non so se prendermi l'acqua, non ho voglia di portarmela in mano".

E intanto penso a Gaza.

Mi trovo catapultato nel mondo tutto occidentale, dove ho avuto la fortuna di nascere. Dall'altra parte del mare molti popoli ci emulano convinti che il benessere sia il modo consumistico in cui viviamo noi. 

Ma i dubbi mi colgono sempre e da sempre.

Ripenso a Loredana, Camilla, Layal, Mandouha, Maher, Cristel, Kifah, Wehbe. 

Ma l'ultimo pensiero prima di sedermi su questo aereo che mi sta portando a casa è per Mahmood, un bimbetto con gli occhi verdi e vispi, furbi e svegli. Sguardo da volpe. Già lui lo avevamo conosciuto il primo giorno a Awwade. Era uno dei bimbi che si era infilato di soppiatto e aveva iniziato a giocare. 

Il terzo giorno è tornato. Con la madre. Ma è stato seduto in un angolo, rispettando il tempo degli adulti. 

Durante un gioco lo abbiamo coinvolto, è stato il terzo formatore, perché oltre a dimostrare lo svolgimento, ha anche portato il suo esempio di vita.

Mahmood in classe viene definito un bambino iperattivo. 

I maestri ci hanno chiesto molto su quest'argomento. Ma Mahmood è un bambino che vuole essere visto. 

Anche la mamma se ne accorge. Ce lo dice. 

Penso che tornerò in Libano, se ne avrò l'opportunità. Per tutte le persone che ho conosciuto, per tutte quelle che vorrei conoscere. 

Per Mahmood!

Buona cammino a tutti. 

Alla prossima. 

Grazie per l'ascolto.

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