Missione 2 - Live from Libano - 1 giorno
🇱🇧🍉🐺🇮🇹
DIARIO DI BORDO #1
Domenica 1 Febbraio 2026
Il viaggio ha sempre un senso di cambiamento.
Già solo l'autostrada fino a Catania ha avuto un sapore diverso, alle 3.30 della notte, con la Luna nascosta tra le nuvole.
Tutto nella dimensione precisa della tabella di marcia: checkin, imbarco bagaglio, controlli, gate.
L'arrivo nell'aeroporto romano sempre un po' "magnifico": un lungo tratto di pista, un lungo percorso per il ritiro bagagli, un lungo transito verso il terminal internazionale.
Poi l'incontro con la mia collega di avventura: Loredana, responsabile nazionale UISP per la formazione, anni di esperienza, anche in giro per il mondo. Un abbraccio fraterno e subito a raccontarci i 3 mesi trascorsi dopo l'ultima missione insieme. Ci aggiorniamo come vecchi amici, tra un caffè e le sigarette.
E finalmente il momento dell'imbarco sul volo Middle East Airlines.
Il sapore del viaggio ora sa di melograno.
La gentilezza e i tratti arabi delle hostess, l'accesso stesso al velivolo, anche la cordialità della voce del comandante sono presagio di un volo sereno. Spazio tra i sedili non troppo accogliente per le mie lunghe gambe, ma il pranzetto offerto dalla compagnia libanese mi fa per un attimo dimenticare la scomodità.
Riso speziato con gamberi, insalata di farro con mele, tocchettino di parmigiano, pane, un bicchiere di rosso, dolcetto di un rosso dolce stucchevole.
Ho notato però rispetto al viaggio scorso un cambio di rotta: invece di puntare verso sud, lungo la costa tirrenica italiana, seguendo poi la Sicilia ionica e virare verso est, sul mare, questa volta l'aereo ha subito dopo poche centinaia di km, virato, tagliando la penisola al confine nord calabrese e puntando verso la Grecia, rimanendo a nord di Creta e di Cipro.
Insomma evitando il transito sul pieno Mediterraneo.
Perché? In quota assenza di vento. Perché? Meteo perfetto.
Perché?
La mia riflessione è che essendoci in transito sul mare, e non solo, le navi di sua maestà Zio Don, per spaventare il gigante persiano, sia da questa che dalla parte del Golfo Persico, magari, meglio evitare aerei civili come volatili ad adombrar le manovre belliche...
Cmq magari è solo fantasia...
Atterraggio a Beirut nella foschia calda di una giornata di febbraio che sembra maggio: 25° al suolo.
Con Loredana ci guardiamo pensando al guardaroba invernale stipato nelle valige.
Memori dell'ultima esperienza al controllo passaporti libanese durata quasi 3 ore, ci armiamo della pazienza di Ayoub (il biblico Giobbe), ci avviciniamo ai banconi, sperando di non incappare in troppe e lunghe file e domande e lusinghieri sguardi.
In un batter d'occhio siamo al cospetto di un uomo sulla quarantina, con camicia bianca K-way e occhiali sul naso.
Domande di rito: perché in Libano? Da chi siete ospitati? Dove alloggiate? Che lavoro fate? Quanto state? Un fiorino!
Tuttavia con un sorriso stentato ci mette i timbri e ci lascia andare.
Tappa al duty free per l'acquisto tabacco a prezzi imbattibili e via a cercare il tassista con i nostri nomi.
Un signore con una bella barba nera ci sorride tra la folla. Lo inseguiamo fino al parcheggio con i nostri maxi trolley serpeggiando tra gli altri taxisti mercanti e saliamo su una pulitissima Kia berlina.
Ci lascia gentilissimo all'hotel De Ville.
Dopo una breve sosta in camera e la birra libanese Almaza, di rito, ci inoltriamo sui viali di Beirut a piedi, fino a raggiungere la Moschea Blu.
Il tragitto di circa 2 km è piacevole, ogni tanto senza marciapiede, incontrando qualche posto di presidio militare, sicuramente meno del solito.
Ma la dicotomia tipica del Libano emerge: immondizia e negozi di lusso, qualche mendicante e grattacieli. Niente di estremamente evidente, ma si intravede, per noi che ormai conosciamo questa realtà, la malcelata opulenza occidentale di facciata, versus l'estrema povertà sociale delle fasce più deboli.
Il cammino si interrompe per una visita guidata dalla curiosità al Beit Beirut, museo urbano dedicato alla guerra civile, con reperti quotidiani ed installazioni dal 1959 ad oggi.
Uno squarcio emotivo necessario per comprendere sempre meglio questo luogo.
Passaggio sulla piazza della Moschea Mohammad Al Amin magnifica, nella sua competizione con la vicina chiesa maronita di San Giorgio e tappa in un cafè per un espresso e un infuso alle erbe, al "modestissimo" costo di 10€.
Torna velatamente e neanche troppo, il controsenso economico del Libano, confermato dalla succulenta cena al Mac, ad un costo ridicolo di una decina di dollari.
Ora per completezza siamo capitati al Mac perché il ristorantino conosciuto dalle scorse missioni era inaspettatamente chiuso, ma la stanchezza dei quasi 6 km a piedi, della giornata e la fame, ci hanno costretti a questa tappa indegna.
In questa vergognosa pausa anche un diverbio abbastanza acceso tra un padre e la sua figlia adolescente, quasi fisico, in un arabo infervorato, e svariate osservazioni di giovani donne assolutamente "vittime" della chirurgia estetica facciale tipicamente di abitudine low and upper Middle class, libanese.
Dopo ciò a passo lento verso l'hotel per il meritato riposo.
Concludo ringraziando tutti coloro che hanno scelto di seguire questa esperienza. Sono piacevolmente e profondamente grato di sentirvi un po' nostri compagni di viaggio.
Domani ci aspetta il lungo viaggio verso Koubayat, nostro punto base per i prossimi 10 giorni, luogo ameno di natura cristiana, 700 m slm, in prossimità delle montagne che confinano con la Siria.
Buona notte
🙏🏾💚
Commenti
Posta un commento